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Due poesia di Gian Piero Stefanoni

Data:

PROSPETTIVE

 

Quello che vedo, di fronte,

è un albero che non cede,

la piegatura del busto

poggiata all’abitazione accanto.

 

Oppure, e questo il punto,

è la casa a crescere

grazie all’albero che la fa vivere.

 

Per me, lo so, è lo stesso,

è la parte toccata la mia radice,

ciò che fuoriesce alla luce.

 

 

PRUSPETIVA. Quel ca ie vezz, davant e ie/l’é un albar ca ced mia,/al brost piegaa/pogiaa cuntar l’abitaziun là daspaira.// Opür l’é inscia,/l’é la ci äsa ca cresc/parcié ca l’albar al fa vivar.//Par ie, ie sà, l’é cumpagn,/la part tocäda l’é la mi risc,/ie quel ca vewgn ora ent la luce.

Versione nel dialetto di Bregaglia di Renata Giovanoli- Somadeni, Canton Grigioni, Svizzera.

 

 

 

 

 

 

RAGAZZI

 

Non possono fermarsi

toccato il volto

perché di nuovo possa vedere,

aperta la bocca

perché possa ancora parlare, il mondo

dentro di noi morendo

nel costo del culto, murata la porta.

 

GUAGLIUNE. Nun se ponno ferma’/tuccà ʼo volto/pecché nuovamente ponna vede’,/aperta ʼa vocca/pecché pozza ancora parla’, ʼo munno/dint’ ʼa nuie murenno/int’ ʼo costo d’ ʼo culto, murata ʼa porta

Versione in dialetto napoletano di Giorgio Moio,

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